Beethoven – op. 57 in fa minore “Appassionata” – Versioni interpretative – ascolto comparato

Capolavoro tra i più amati e frequentati dagli interpreti e dal grande pubblico. Le varianti interpretative sono tra le più numerose… ma noi ci limiteremo all’ascolto comparato di 6 versioni interpretative; l’op. 57 Appassionata era considerata da Beethoven, come la più grande – in tutti i sensi – almeno fino al componimento dell’opera 106. Insieme alla V-ta Sinfonia in do minore – del Destino, essa rappresenta nell’immaginario collettivo, il mito eroico nella Musica,l’archetipo della lotta con le forze scatenate del destino avverso. Prometeo narrato non con le parole, ma rievocato nella struttura del dramma strumentale, con una intensità mai raggiunta prima. L’aggettivo “appassionata”, aggiunto dal primo editore e non rinnegato da Beethoven, ha funzionato come orientamento per il pubblico: non riesce, però, a racchiudere in sé tutta la tragicità espressa dalla musica., e per così dire un eufemismo gentile…

Non proponiamo qui un’analisi semiotica o “tecnica”, ma solo un orientamento generale musicale ed espressivo, che sta alla base dell’esecuzione da me proposta nel sito. Nel modo più semplice e sintetico, senza pretendere di esaurire i riferimenti possibili alle decine di registrazioni storiche e non, presenteremo alcune delle più “definite” categorie di interpretazioni, a confronto con la nostra

  1. Il Bello Armonioso – una prima categoria interpretativa dell’Appassionata: classe dell’esecuzione estetizzante, dove tutte le frasi musicali sono pensate come accumulo di sequenze armoniose. Rappresentano quest’orientamento Daniel Barenboim e Maurizio Pollini. Tutte due le visioni sono senz’altro, eccellenti esempi di controllo delle sonorità e lussureggiante ricchezza timbrica del cantabile – marcatamente belcantistica, in Pollini piuttosto “da camera”(più intimista) in Barenboim. Certamente inattaccabili filologicamente nonché perfettamente esemplari della più diffusa maniera di suonare i Classici, queste due versioni pianistiche riscontrano una media di gradimento molto alta. Ma, volendo far fede alle nostre riflessioni in apertura dell’articolo, esse eccedono in levigata, epicurea, estenuata Bellezza. Non possono (perché non mirano a questo) essere sconvolgenti per il fremito dell’angoscia, il terrore e la disperazione che pure scorrono nel sottosuolo esplosivo della Sonata: “calme, lux e voluptè” sono lontani dalle tragedie di cui trasuda questa musica.
  2. L’Equilibrio filosofico dell’Intero – concezione dominante nelle versioni di Rudolf Serkin ed Emil Ghilels: un eccellente esempio di etica artigianale (professionale) e artistica; ambedue le versioni discografiche potrebbero essere un modello perfetto per la preparazione dei giovani per una competizione. La pulsazione ritmica regolarissima, il contorno ben definito di ogni singola nota – come se ci trovassimo in Mozart – la misurata preparazione, quasi geometrica, delle strutture di ogni dimensione, con la conseguente coerenza logica generale sono i punti di forza di queste registrazioni. Si potrebbe dire che abbiamo a che fare con delle visioni trasfigurate, metafisiche del capolavoro in discussione: meditazioni filosofiche sul tragico, tutte due le versioni sono tra le più “compiute” interpretazioni. Ovunque, sia come valore didattico, sia come esecuzione materiale difficilmente raggiungibile, otterrebbero la “media” più alta. Se, però, dobbiamo esprimere comunque un giudizio critico che, certamente, riflette una nostra scelta, quello che “manca”è la lucentezza diabolica della follia, la scintilla che fa esplodere il terremoto – vulcano emozionale. Questa è l’ultimacategoria interpretativa presa in esame in quest’articolo, quella delle
    1. Esplosioni e ritenzioni, fortemente in contrasto con le due precedenti classi. Le sue “origini”storiche: Eugén d’Albert, Harold Bauer e Artur Schnabel, sono nobilissime e molto romantiche. Prendiamo come esempio le versioni di Sviatoslav Richter e Artur Rubinstein; l’esecuzione di Richter non è facilmente reperibile: un vecchio e introvabile disco registrato dal vivo, in un concerto sovietico del 1953.Una possibile definizione di queste due – e ultime – esecuzioni, pur nella loro peculiare diversità, è paradossale: l’estremo rigore ritmico, quasi ossessivo, ipnotizzante, anche neipassi velocissimi, riesce a potenziare l’eruzione di lava incandescente, ad ogni livello della struttura drammatica della narrazione sonora. Tra i momenti di riflessione commossa e struggente e quelli di massima intensità tragica, vi è come un corto circuito della tensione dinamica. L’effetto sembra quello di un rapimento dell’ascoltatore da parte del flusso sonoro: si viene portati in un luogo preciso, ma sconosciuto, pauroso e insieme rassicurante, benefico nonostante la disperazione che dice… Qualsiasi tentativo descrittivo della versione pianistica, non può che essere pallido e periferico, rispetto all’ascolto della musica. Possiamo solo certificare la scelta delle velocità, nei momenti di trepidazione e “terremoto” drammatico: in effetti, queste sono tra le più veloci versioni interpretative. Anche se, non basta suonare solo velocemente per trasmettere ciò che ho cercato di esprimere con le mie modeste parole. Dopo la visione-ascolto della mia versione presente su questo sito, non sarà difficile rendersi conto della classe/categoria alla quale s’iscrive la mia esecuzione.

Grazie e buon ascolto.

Adrian Theodor Vasilache

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