Musica e Cervello: quando la melodia incontra la medicina

Su miliardi di esseri umani, la musica esercita un incontestabile fascino: indipendentemente dal grado di intensità, sviluppo e continuità nella pratica e/o nel semplice ascolto, noi frequentiamo volontariamente l’arte dei suoni. E poco importa quale genere di musica sia quello preferito: lo facciamo perche ci da benessere, soddisfazione, semplicemente ”ci piace”.

Dice il compianto neurofisiologo Oliver Sacks: “..siamo creature musicali non meno che linguistiche…tutti in grado di percepire la musica, l’altezza delle note, i contorni della melodia, il timbro l’armonia, il ritmo. Noi integriamo tutto questo e “costruiamo” mentalmente la musica servendoci di molte parti diverse del cervello…..il sistema uditivo e quello nervoso degli esseri umani presentano, nei confronti della musica, una spiccata e raffinata sensibilità……la musica agisce su quasi ogni aspetto delle funzioni cerebrali e della vita” (1)

Gli studi clinici su musica e cervello dimostrano con sempre maggiore efficacia come la musica migliori la precisione dei movimenti fini, la deambulazione, il controllo della postura, ma anche lo stato di benessere affettivo e comportamentale nei malati affetti da morbo di Parkinson.

In questo contesto si inserisce la recente ricerca italiana ed internazionale per stabilire il grado di miglioramento di parametri motori e l’influenza del tipo di musica sull’efficacia del movimento in gruppi di pazienti con morbo di Parkinson, Sclerosi Multipla, atassia, spasticità e demenza.

Le persone malate, entusiaste dell’iniziativa, da alcuni anni si sottopongono a incontri di attività motoria accompagnata dalla musica e da altri stimoli emotivamente coinvolgenti (danza, ritmi, giochi) in cui la musica svolge un ruolo dominante. I risultati della ricerca ferrarese sono da tempo oggetto di comunicazione scientifica ai Congressi nazionali di Neurologia.

“La musica è stata a lungo e ingiustamente trascurata dai neuroscienziati, forse perché la cultura medica musicale è meno elaborata di quella indirizzata ad altre forme di comunicazione, quale ad esempio il linguaggio verbale” fa notare il prof. Avanzini, che periodicamente coordina alla International Venice University simposi di livello internazionale su temi inerenti Cervello e Musica.

Il prof. Avanzini, è responsabile del programma scientifico “Interazione tra tecniche neurofisiologiche e morfologiche per lo studio del sistema nervoso” mirato all’istituzione di attività di ricerca interdisciplinare con risvolti applicata alla clinica.

In questo ambito di ricerche, cui è coinvolto anche il gruppo di ricerca della Neurologia ferrarese, riveste particolare rilievo lo studio delle ultime teorie sui processi mentali che trasformano le vibrazioni musicali in melodia consentendo lo sviluppo di abilità cognitive potendo svelare, in alcune circostanze, la presenza di malattie nascoste, potenziando il ruolo di alcune aree cerebrali del benessere psico-fisico, e prospettando addirittura in certi casi la possibilità di guarigione.

Le ricerche più rilevanti, in questi ultimi anni, sono concentrate al periodo dello sviluppo favorite dall’ uso di apparecchiature non invasive e divertenti per valutare le abilità cognitive del bambino.

Ma la ricerca e la potenzialità applicativa in clinica degli studi sui meccanismi neurali alla base del funzionamento del cervello vanno ben oltre.

Infatti un argomento che verrà trattato successivamente, verterà sulle nuove tecniche di neuroimmagini (tomografia a emissione di positroni PET, Risonanza Magnetica funzionale, fMR) che permette di visualizzare quelle aree cerebrali che si attivano in risposta agli stimoli musicali e di seguire infine le modalità con cui le diverse regioni cerebrali danno la percezione della musica ed evocano le emozioni, come in un’orchestra al nostro interno.

Attraverso il coinvolgimento poi di aree tipicamente deputate a funzioni diverse, l’emisfero destro, “creativo”, coglie il timbro e la melodia, il sinistro, “logico”, analizza il ritmo e l’altezza dei suoni, interagendo ad esempio con l’area del linguaggio che sembra capace di riconoscere anche la “sintassi” musicale.

Ricaduta clinica delle recenti ricerche è la continua messa a punto di batterie di tests clinici per valutare le capacità di una persona di percepire le alterazioni di melodie.

Ci auguriamo l’esetensione di queste ricerche a varie categorie di professionisti della musica: non solo dei musicisti classici”, ma anche quelli del jazz, del rock, della musica “leggera”.

Per completare lo sguardo(minimo) riflessivo sul rapporto Musica-Cervello, non possiamo non fare qualche cenno sul profondo coinvolgimento psicologico dell’Uomo Musicale.

Ispirandoci all’interessante saggio “La psicanalisi della musica” del noto studioso Franco Fornari, possiamo parafrasare la sentenza iniziale del Vangelo di San Giovanni: All’Inizio c’era la Parola e la Parola era presso il Padre e il Padre era la Parola con: All’Inizio c’era il Suono ed il Suono era presso la Madre, e la Madre era il Suono”. Il Grande Canto Materno, nel quale il non ancora nato bambino e sommerso nei ultimi mesi di stato prenatale, viene registrato nella memoria del futuro nascituro ed è la matrice sonora dell’intera sua vita psicologica futura (postnatale..).

Tutti quanti i processi psico-fisici dell’individuo, altro non sono che variazioni sul tema del Canto Materno (tutti i suoni prodotti dalla madre, nella fase prenatale, memorizzati come “sistema operativo” del nostro cervello). Questo è il fondamentale della nostra Psyche, portatore di archetipi che regolano le strutture del pensiero, le reazioni emotive (sentimenti) le mietriose preferenze chiamate “gusti”. Tutto questo sarà anche condizionato dell’ambiente familiare e poi sociale della vita (variabili)..

[1] O.Sakcs: Musicofilia , ed.Adelphi, Milano 2008, p.15-17

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